mercoledì, 21 marzo 2007;, 19:15

«No, guarda che ti sbagli...»
«No no! E' già la terza strillettera»
«Ma di quest'anno è la prima» Pierre ride spensierato come al solito, mentre io tengo in mano le ceneri dell'ultima strillettera arrivata da parte sua. «La vita è così effimera...» continua in tono melodrammatico lui, mentre guarda le ceneri e si accende una sigaretta. «Comunque ti manderò un'altra strillettera il giorno del tuo compleanno come sempre, è solo che quest'anno ho deciso di mandertene una fuori dalla solita routine.»
«Immaginavo» replico con un mezzo sorriso. Con un movimento della bacchetta faccio sparire le ceneri e mormoro un incantesimo di scudo dal fumo della sigaretta, mentre cerco di convincerlo che se deve fumare almeno lo faccia su un balcone, ma in quel momento un'altra persona mi distrae.
«Ciao Pierre... Autumn, c'è Gaëlle che ti cerca.»
Pierre saluta il suo compagno di casa mentre io lo squadro per un attimo, ripensando all'ultima volta che Cam mi ha parlato di lui - non esattamente un bell'incontro.
«Ah sì, vado.»
«Ti accompagno» risponde rapido Gerard.
Lasciamo Pierre nel corridoio a fumare e l'altro Thestral mi fa strada fino fuori, lungo il porticato del giardino interno della scuola. Anche se il luogo è protetto su quattro lati da mura, il vento si infila gelido sotto la tettoia: non c'è nessuno studente in quel posto apparte noi. Mi viene spontaneo chiedere: «Gaëlle è andata a infilarsi sotto chili di coperte?»
«Era solo una scusa per poterti parlare. C'era anche Pierre e mi vergognavo un po' a dirti quello che dovevo davanti a lui.» risponde lui con sincerità.
«Capisco»
Gerard ci mette poco a cominciare a parlare di Cam. Mi limito ad ascoltarlo mentre parla a ruota libera, parla di come ha conosciuto Camille, di come si sia affezionato a lei. Inaspettatamente, ad un certo punto confessa di essere rimasto male per come Cam è rimasta scossa da Chris e Andrea, come dei fantasmi che a volte tornano fuori, delle questioni non risolte. Gerard ha avuto tempo di osservare a capire la mia compagna di stanza in un modo che non credevo possibile - non per come si è comportato dopo.
«Ma spiegami una cosa. Ti sei dato così tanto da fare per buttare fuori dalla scuola Andrea, e poi... sei sparito subito dopo! Io non riesco proprio a capirti» sono un po' in collera, lo guardo sperando che abbia almeno una spiegazione plausibile, anche se non dovrei essere io ad averla.
«Non ce l'ho fatta a vederla così scossa.»
Mi mordo le labbra per non parlare. Sono così presa dalla situazione che potrei fare qualche danno, se gli dico cosa davvero mi passa per la testa. Il Thestral continua dicendo che, appunto per la storia di Andrea, lui ha sentito la necessità di allontanarsi da Camille, gli sembrava che lei fosse rimasta troppo male per questa storia. E c'è questa sua amica, Annabel, con cui si è visto per alcuni mesi. «Ero solo da un po', Annabel ci provava e allora io...»
Prima di potermi fermare, d'istinto con la legilimanzia mi metto in contatto con quello che sta pensando in quel momento... e cosa è successo è fin troppo chiaro. Io rimango a bocca aperta, non riesco a dire una parola. Mi giro dall'altra parte, interrompendo la legilimanzia. «Sì sì, ho... ho capito...» A volte essere una legilimens riesce a farmi sentire terribilmente in imbarazzo. Cerco di non pensare ad Annabel... e Gerard... quelle poche scene rivissute dal ragazzo sono sufficenti a far capire con certezza cos'è successo dopo. Il Thestral dev'essersi accorto che ho percepito qualcosa di troppo e si affretta a precisare: «Era solo un rapporto... fisico...»
Annuisco, viola in viso, appoggiandomi al basso muretto affianco a lui. L'avevo capito, che era un rapporto fisico. Continuo a fissare davanti a me, gli faccio segno di continuare. Solo dopo qualche minuto, tempo di sbollire l'imbarazzo di entrambi, lui continua dicendo che da quando Cam l'aveva visto con l'altra si era vergognato da morire e si era sentito un idiota.
«Cosa sei venuto a chiedermi?» gli chiedo senza mezzi termini.
«Secondo te farei bene ad insistere con Camille? Voglio chiarire questa storia, mi dispiace da morire, è anche per questo che l'ho evitata per un periodo... ma mi manca. Lei non sembra disposta ad ascoltarmi.»
«Lo stai dicendo alla persona sbagliata» Mi siedo a gambe incrociate sul muricciolo, e lui si volta a guardarmi. Io continuo «Anche Cam tiene a te, non c'è bisogno che te lo dica io, no? Però lei si è convinta di aver frainteso il vostro rapporto, di essersi immaginata tutto, perchè quando ti ha visto con Annabel... beh, puoi immaginare. Ci è rimasta malissimo perchè pensava di avere con te un certo tipo di relazione. Credi di riuscire ad avere la pazienza e la perseveranza per riguadagnare la sua fiducia? Cerca di pensarci bene. E' già stata male abbastanza, non ha bisogno che tu ti faccia di nuovo vivo nella sua vita per poi mollare più avanti. Scusa per questo monologo» sorrido appena, poi torno seria, sono assolutamente convinta di ciò che sto per dire «ma se pensi di non poter essere un minimo coerente, lascia perdere subito. Le risparmierai una delusione. Non vorrei essere troppo dura, ma se vuoi fare il bello e il cattivo tempo, trovati qualcun'altra.»
Questi lunghi monologhi non fanno per me. Gerard annuisce e accenna un grazie per la sincerità. Mi sistemo la sciarpa di Pierre attorno al collo e gli faccio un saluto, mentre scivolo giù dal muricciolo e mi allontano in direzione del dormitorio. Mi aspetta una studiata con Camille sugli ultimi incantesimi, in due si lavora bene e ci si controlla più facilmente. Meno male che lei non usa la legilimanzia... sapere di questa conversazione con Gerard forse l'avrebbe agitata. O nel caso peggiore illusa. Meglio non dirle niente.

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venerdì, 23 febbraio 2007;, 18:27

17 febbraio

«Cam?»
La mia compagna di stanza mugugna qualcosa nel sonno, sommersa dalle coperte. Devo essermi sbagliata, mi era sembrato che dicesse qualcosa. Con un'occhiata di rimpianto al mio letto sfatto cammino scalza verso la porta, con le scarpe in mano per non fare rumore.
«Ultimo sabato con sveglia forzata!» commento con una certa soddisfazione una volta fuori dalla stanza, scostando con un gesto meccanico un ricciolo davanti agli occhi da sonno. Infilo veloce le scarpe affrettandomi lungo il corridoio, con i tacchettini che rimbombano sul pavimento di pietra. Una rampa di scale, due rampe di scale, svolto a destra, continuo ancora fino alla porta della professoressa Sourirenocturne.
«Buon giorno»
Gerard è già lì. La professoressa ci affibbia la punizione per tenerci occupati per le prossime 4 ore: dare da mangiare a un'intera nidiata di Vermicoli e raccogliere il muco che secernono.

«Questo dovrebbe tenerci occupati per quattro ore?» commenta incredulo Gerard, guardando il primo Vermicolo che gli si avvicina, allettato da una strisciolina di lattuga che il Thestral ha preso in mano e muove leggermente mentre parla. Siamo entrambi seduti sul pavimento a gambe incrociate, nella serra, dove abbiamo a portata di mano il cibo per questi animali.
«I Vermicoli sono degli animaletti estremamente lenti a mangiare... ma dato che sono nati da poco, sono grandi la metà di quanto saranno da adulti. Chissà se mangiano come un Vermicolo cresciuto...»
«Li trovi interessanti?» Il vermicolo arriva alla sua mèta, e Gerard abbassa la mano fino ad imboccarlo di lattuga. Ah, quella è la bocca... pensa, non appena vede con quale delle due estremità l'animaletto afferra il cibo.
«Abbastanza. Il ministero comunque li classifica come "noiosi"»
«Chissà perchè» ribatte sarcasticamente il ragazzo, appoggiando il mento su una mano mentre continua a distruibuire foglioline di lattuga.

Tre ore dopo tutti i vermicoli emettono mugolii soddisfatti.
«Bene, ora rimane il muco.» puntualizza il Thestral, guardandomi.
«Te lo devo dire, è l'ultima cosa che farei.»
«Non alletta nemmeno me. E poi sei tu l'amica degli animali, no?»
Torno a guardare i Vermicoli. «Beh, cominciamo. Prendiamo i guanti.»
Lentissimamente sia io che Gerard ci infiliamo i guanti. Lentissimamente prendiamo le boccette e ci mettiamo a fianco della cassetta dove i vermicoli hanno diminuito il loro mugolare e strisciano in ogni centimetro di spazio. Con un sospiro raccolgo uno di quei vermetti marroni e faccio colare un po' di muco nella boccetta: «Beh, almeno il muco è trasparente...». Il ragazzo inizia con molta più spavalderia, ma dopo poco prendiamo lo stesso ritmo: è un'operazione meccanica e paradossalmente è più piacevole che imboccare ogni singolo vermicolo con strisce minuscole di lattuga - ci si mette anche meno tempo. In mezz'ora abbiamo finito: chiudiamo le sei boccette che dovevamo riempire e ci sfiliamo i guanti.
«Mh, hai più sentito Camille?» gli chiedo approfittando del momento. Lui glissa la domanda con un «Non ne avevamo già parlato?»
Evito di fargli notare che sono armata di sei boccette di muco di Vermicoli.

Esco dalla serra da sola dopo che Gerard è andato via prima con la scusa di portare le boccette alla Sourirenocturne. Fuori fa insolitamente caldo, e mi tolgo il pesante mantello invernale lasciandomi scaldare dai raggi del sole. Decido di approfittare della bella giornata per sedermi sul prato e schizzare qualcosa, ormai non ho più sonno.
Faccio per entrare nel castello per recuperare il blocco da disegno quando una voce maschile mi saluta.
«Ciao Raz» rispondo al saluto, rivolgendomi verso il Centauro. «Come va la gamba?»
«Ora benissimo, quella di mercoledì era una caduta da niente» minimizza lui.
«E con Nives come va?» chiedo ancora con un sorriso, mentre andiamo tutt'e due verso il castello.

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giovedì, 04 gennaio 2007;, 21:36

6 dicembre

«Forse ho un'idea.»
Gerard, senza degnare Cam di un'occhiata, mi trascina letteralmente fuori dall'infermeria fino ad un'aula deserta, poi richiude accuratamente la porta. All'improvviso capisco il perchè di tutta quella fretta e il suo comportamento insolito passa temporaneamente in secondo piano. «Per... Andrea?» gli chiedo subito. Il Thestral annuisce, e prima che possa incalzarlo a spiegarsi comincia: «La pozione Polisucco. Possiamo sfruttare la storia delle banshees per spaventarlo.» Mi lascia il tempo di assorbire la notizia, poi riprende: «Lui sa di avere qualche scheletro nell'armadio. Basterà qualche frase appositamente studiata, e uno di noi due potrà farsi passare per una banshee. Magari tu, visto che padroneggi la legilimanzia, potresti sbirciare nella sua testa e...»
«I pensieri di quello sono gli ultimi che vorrei sondare» sbotto. Gerard fa una smorfia, so che condividiamo la pessima opinione su di lui. Sospiro e mi siedo su un banco, lasciando ciondolare le gambe mentre rifletto. Effettivamente il suo discorso fila. «Mh, continua.»
«Avendo accesso ai suoi pensieri, riusciresti senz'altro ad impressionarlo. Poi accenni al fatto che sai cos'è successo con Camille e che le banshees... non so... sono diventate sue prottettrici»
«Quindi Andrea deve lasciare Beauxbatons se non vuole finire male.»
«Esattamente.»
«Ma funzionerà? Quello è un depravato, non ha un minimo di moralità...»
«E' l'unica cosa a cui sono riuscito a pensare. Se lo dicessimo ad un professore sarebbe la parola di Cam contro la sua. E lui sa ingannare chiunque... si rigirerebbe i professori dal primo all'ultimo...»
«Lo so, lo so. Senza contare che è il fratello della Sourirenocturne. E questa pozione polisucco? Ne ho già sentito parlare»
Gerard apre la sua borsa e ne trae un grosso librone. «Sì, Lacroix ne ha parlato come uno degli incantesimi più difficili da preparare. La preparazione c'è solo in un libro della libreria personale dei professori, ma so che questo librone cita la pozione elencando alcuni ingredienti, così possiamo farcene un'idea. Ci ho dato solo un'occhiata e sono corso a dirtelo»
Troviamo la pagina che ci interessa e diamo una scorsa. Leggo parecchi ingredienti rari, e la mia speranza iniziale cala decisamente. «Erba fondente, centinodia, pelle tritata di Girilacco... difficile trovare questa roba, e non è nemmeno la lista completa. Poi serve un capello della persona in cui trasformarsi... Dove lo troviamo un capello di una banshee?! E' impossibile. Non sono neanche sicura che siano propriamente "persone"...» Continuo nella lettura, sperando in qualche alternativa scritta in caratteri minuscoli; più che una speranza, una vera e propria illusione: non trovo nulla che ci aiuti.
Dopo qualche minuto di silenzio Gerard ammette, con voce delusa: «Niente da fare, questa pozione è off limits per noi.»
«La tua idea di base è buona, però» replico, non solo per tirarlo su di morale per la delusione di aver fatto un buco nell'acqua. Lo penso sinceramente.
«La mia rimane solo un'idea, appunto! Niente ingredienti completi, niente preparazione, niente banshee a cui strappare i capelli... siamo a un punto morto.» La sua voce ora tende all'ira. Si appoggia scoraggiato al muro di fronte a me, fissando i suoi piedi mentre respira a fondo per calmarsi.
«Forse io posso diventare ugualmente una banshee. Posso provare ad assumerne l'aspetto, volontariamente. Sono una Metamorfomagus.» mormoro. Gerard mi lancia un'occhiata incredula, ma capisce che non scherzerei mai in questa occasione. Mi si avvicina con un sorriso «Ah. Beh... questa notizia è... cade a pennello»
Ci mettiamo d'accordo su alcuni dettagli, decidendo di attirare Andrea in un corridoio poco frequentato all'ultimo piano con una finta lettera da parte di Camille, che gli chiede di vedersi con la scusa di volergli parlare. «Aspetteremo che ci siano le vacanze di natale. Beauxbatons sarà mezza deserta e nessuno si lamenterà per una banshee che gira per i corridoi a fare auguri di natale in modo un po' singolare» conclude il Thestral.


***

27 dicembre

«Sei ancora troppo rosea» commenta lui, notando il contrasto tra il bianco argenteo dei miei capelli e la mia carnagione, chiara ma spruzzata di efelidi che poco hanno a che spartire con una banshee.
Sorrido «Per questo ho trovato un incantesimo che usavano le nobildonne...»
«Eh?» commenta incuriosito. In risposta rivolgo la bacchetta verso il mio viso e, chiudendo gli occhi, mormoro Exalbesco. «Funziona?» domando, riaprendoli.
«Sì... dovevano avere la fissa per il colorito bianco-latte da nobili, sembri finta.»
«Perfetto» Mi infilo la veste bianca e lunga sopra la divisa, in tutto simile alle illustrazioni di banshees trovate in vari libri, stando attenta che non si intravedano parti dell'uniforme scolastica.
Mezz'ora dopo sentiamo dei passi venire avanti dal fondo del corridoio, accompagnati da una voce che canticchia un motivetto natalizio. «E' lui», sussurro, sporgendo appena la testa. Gerard annuisce e si appiattisce contro il muro per non farsi vedere, la bacchetta a portata di mano.
Cerco di concentrarmi. Sono una banshee, mi ripeto, sono una banshee. Cammino con estrema lentezza svoltando l'angolo, ma Andrea guarda qualcosa tra le mani e non mi scorge ancora. Ho il tempo di mettermi al centro del corridoio, fissandolo, a testa alta.
«Che diavolo...» La sua reazione è piuttosto prevedibile. Mi fissa a sua volta lasciando cadere le braccia lungo i fianchi, spiazzato.  Sposta il peso da una gamba all'altra, biascicando qualcosa tra sè e sè. Non capisco che dice, ma riesco ad intercettare i suoi pensieri. Con questa consapevolezza mi lascio scappare un mezzo sorriso.
«Andrea Sourirenocturne» sentenzio, cercando di calarmi nel mio ruolo. Come diavolo parla una banshee? Ma soprattutto, parla? Queste preoccupazioni mi investono solo in questo momento, ma la faccia spaventata dell'uomo di fronte a me riesce a spazzarle via.
«Una banshee» mormora lui, tra l'atterrito e l'incredulo. Non è una domanda, ma rispondo affermativamente, avanzando verso di lui di qualche passo ancora. La luce invernale che filtra dalle finestre traccia fasce oblique nell'aria impregnata di particelle di polvere, creando un effetto notevole. Contribuisce al mio ruolo in modo perfetto.
«Tu disturbi qualcuno che io devo proteggere» continuo, simulando una voce roca «Camille Monet. So cosa hai fatto.»
Non può saperlo! Sento questa frase esplodergli in testa.
«Posso saperlo. E posso trovarti, rintracciarti, per difendere lei. Ovunque.»
All'improvviso oscillo per un secondo e il tremito si trasmette alla voce - Andrea per fortuna sembra non accorgersi di nulla. Ma mi sento strana, mi sento stanca, spossata come dopo una prolungata fatica. Non sto facendo nulla, sto solo parlando, rifletto. Chiudo gli occhi e deglutisco, poi li riapro. Ed è un attimo: il bianco della mia figura si spezza, i miei capelli da argentei e lisci si arricciano di colpo ritornando dell'originale color fuoco. NO! Un solo attimo, prima che ritrovando la concentrazione riesca a tornare alla chioma da banshee.
Non abbastanza veloce. Andrea di colpo ritrova tutta la sua spavalderia e la sua arroganza, avanzando a grandi falcate verso di me. «Signorinella, noi ci conosciamo» sibila, infuriato «Credo di doverti un paio di fatture, non è leale imbrogliare, sai?» Mi afferra il polso con forza e contemporaneamente estrae la bacchetta. Cercando di fare lo stesso per difendermi, allungo la mano libera a prendere la mia, ma la veste mi intralcia, è troppo lunga, non riesco a batterlo in rapidità. Questo non l'avevo previsto! Lui comincia a sorridere, soddisfatto di vedermi in difficoltà: «Altro che banshee, sei una studentessa in carne ed ossa. E con questo cerchi anche di ingannarmi, sei proprio ---»
«Stupeficium!»
Una luce rossa parte dalla mia sinistra, ma manca il bersaglio. Andrea riesce ad evitarlo spostandosi repentino all'indietro, dando un grosso strattone al mio braccio per evitare di mollare la presa. Sento cosa gli brulica in testa: Sono in due, allora. lavoro di squadra. Ma lui non era sempre con la cara Camille? Ora fanno comunella questi due?
Gli mollo un calcio negli stinchi approfittando della sua distrazione. I metodi babbani hanno sempre un'efficacia sorprendente. In fretta strappo parte della veste bianca e riesco a prendere la mia bacchetta nella tasca della divisa sottostante. Non faccio in tempo a voltarmi verso di lui che vengo anticipata con un incantesimo di disarmo. Come una pivella, penso con rabbia. Mentre recupero la mia bacchetta, Gerard e Andrea sono uno di fronte all'altro. Il Thestral parte per primo con un'incantesimo di offesa, ma viene bloccato da un Protego ben eseguito dell'altro. Non ho la lucidità nè il tempo di fermarmi a pensare, ma d'istinto aspetto che Andrea abbassi la bacchetta. Si rivolge verso di me, ma questa volta sono più veloce. Stupeficium!
L'uomo cade a terra. Contemporaneamente anche la mia bacchetta mi sfugge di mano e atterra sul pavimento. Mi giro sorpresa verso la direzione da cui è provenuto l'incantesimo di disarmo, anche se troppo tardi per fermare il mio, di incantesimo. Non è Andrea, è...
«CHE COSA SUCCEDE QUI?!»
La professoressa Sourirenocturne, bacchetta levata, ci raggiunge, spostando lo sguardo da me a Gerard. E' paonazza in volto, e il suo tono non lascia spazio a dubbi nè tentativi di chiarimento.
«Cerchiamo di chiarire una cosa col signor Sourirenocturne» Gerard ritrova la sua tranquillità e risponde sorprendentemente calmo nonostante la forte carica di disprezzo sulla penultima parola detta. Lo guardo interdetta, come fa a risponderle così? La stanchezza si fa sentire di nuovo, così mi piego sulle ginocchia per riprendere la mia bacchetta e ne approfitto per riposarmi qualche attimo. Mi rialzo solo dopo un minuto di pesante silenzio, quando sento che la professoressa cerca di eliminare i miei capelli bianchi. «Finite incantatem!» I capelli rimangono argentei, anche se il colorito latteo del mio viso sparisce. Mi guarda accigliata. «Una pozione?»
Scuoto la testa, e mi concentro per far tornare i miei capelli rossi.
«Una Metamorfomagus.» commenta lei «Ora la riconosco, Autumn Mathieu. E quel ragazzo... Gerard Le Vais, dei Thestrals. Seguitemi nel mio ufficio.» aggiunge stancamente. Punta la bacchetta verso Andrea, poi ci fa strada, mentre il corpo del fratello viene sollevato da una barella e ci segue, a farci da scorta nell'aria.

*

«Quello che le stiamo dicendo è la pura verità.» insisto. Ci troviamo nell'ufficio della Sourirenocturne. Andrea è ancora svenuto, disteso su una brandina fatta comparire un quarto d'ora prima, quando avevamo cominciato a raccontare tutta la storia, fino a come avevamo deciso di chiudere la faccenda senza farla sapere ad altri. La rabbia della Sourirenocturne sembra essersi dissolta, lasciando spazio all'incredulità. «Lei potrebbe riuscire a farsi dire la verità, anche ricorrendo a...» «al Veritaserum.» conclude Gerard, accanto a me.
La professoressa ci guarda con serietà. «Se state mentendo o avete qualche secondo fine» scandisce lentamente «riuscirò a saperlo. Ma non posso non tener conto di quello che mi avete detto. Aspettatemi di là» indica la stanza oltre la porta del suo ufficio. «Ho bisogno di parlare con il diretto interessato. Quando avrò finito verrò io da voi.»
Usciamo, facendo come dice. Una volta chiusa la porta ne approfitto per togliermi la veste bianca che porto ancora addosso, buttandola a terra.
«Sarei curioso di sentire che cosa dice lui...» commenta Gerard, guardando la porta dopo essersene allontanato di qualche passo. Si mette in ascolto. «Deve aver usato qualche incantesimo, non si sente nulla.»

*

«Mi sono sopravvalutata»
Dopo mezz'ora di attesa nella stanza attigua all'ufficio della Sourirenocturne, questa frase è più uno sfogo che un'affermazione. Gerard alza appena la testa, continuando a rimanere a qualche metro da me, accasciato su una sedia. «Una Metamorfomagus che non usa mai i suoi poteri non può pretendere che di punto in bianco li si possa usare quando e quanto a lungo vuole.» continuo, a bassa voce.
«Aspettiamo che la Sourirenocturne esca da quella porta.» si limita a dire il ragazzo.

*

«Passerete tutti i prossimi sabati in punizione, da qui fino a metà febbraio. Deciderò volta per volta cosa farvi fare, per ognuno dei sei sabati che vi aspettano. Voglio che capiate che Beauxbatons non è un posto per vendette private, che ci siano conti in sospeso o no. Ci sono delle regole, e cosa più importante, ci sono dei professori, dei mediatori. Dimostrate molta poca fiducia in noi che incarniamo lo spirito di questa scuola. Ora andrò a parlarne con Madame Maxime e con gli altri professori per...»
«No!»
«Signorina Mathieu, non sto chiedendo il suo parere.»
«Ma... Potrebbe evitare di parlarne con la Maxime? O almeno con gli altri professori. Noi volevamo solo evitare che questa storia si sapesse, quello che è successo a Camille Monet è...»
«Non ho intenzione di divulgare questa storia agli studenti. Per quanto mi riguarda, è già archiviata, devo solo metterne al corrente chi di dovere. Andrea Sourirenocturne verrà allontanato oggi pomeriggio stesso, con una scusa più che plausibile. Non serve la legilimanzia per capire certe cose, signorina Mathieu. Ora tornate nei vostri dormitori.» Ci fa uscire con voce decisa e modi sbrigativi, ma prima che Gerard ed io chiudiamo la porta della stanza alle nostre spalle, intravedo la Sourirenocturne che, un'espressione delusa in volto, si copre il viso con entrambe le mani.

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domenica, 03 dicembre 2006;, 21:47

«Non mi devi spiegare nulla, Autumn»
Il tono di Pierre è freddo nonostante lui cerchi di sembrare il solito, e guarda fisso il libro aperto che ha sul tavolo davanti a sè, senza concedermi nemmeno uno sguardo. Sono riuscita a rintracciarlo in biblioteca, ma sembra non volermi ascoltare quando tento di spiegargli i motivi per cui ero in stanza con Gerard lunedì. O almeno parte dei motivi, senza scendere troppo nei particolari.
«Non voglio che tu fraintenda, dammi il tempo di dirti perchè ero lì.»
«Aut, devo studiare, non adesso.»
«Due minuti, che ti costano due minuti?» cerco di non pensare a quanto può suonare patetico e aspetto che alzi gli occhi dal libro, perchè so che non sta leggendo. Il suo sguardo è fisso sulla stessa riga da quando sono arrivata in biblioteca, gli occhi immobili. Per tutta risposta il ragazzo appoggia il mento sulla mano, senza però farmi cenno di continuare. Chi tace acconsente, penso tra me: prendo fiato, decidendo con una punta di testardaggine di rompere il silenzio.
«Guarda che Gerard non ci pensa nemmeno a sfiorarmi, e io...»
«Ah sì?» ribatte fulmineo lui, guardandomi finalmente negli occhi. Ha uno sguardo che mi inchioda, quasi di sfida.
«Sì.» rispondo con fermezza.
Pierre abbozza un sorrisetto.
«Tu non lo conosci. Non sai quello che era successo con Dom! Lui è sempre stato un tipo in ombra, ma...» Si ferma, non so se perchè è pentito di parlarne male o perchè non sa effettivamente cosa dire.
«Ma non vedi che lui ha occhi solo per Camille?» replico, mi sembra quasi impossibile che non si sia accorto di tutte le volte che loro due giravano per la scuola, sempre loro due. Distolgo lo sguardo dal suo, scuotendo leggermente la testa, incredula.
Un ragazzo dei Centauri dai capelli castano scuro, dall'altra parte del tavolo, coglie l'occasione per fissare i suoi occhi grigi nei miei. «Potete parlarne da qualche altra parte?» mugola, quasi esasperato, indicando i libri su cui sta studiando.
Mi alzo di scatto dalla sedia e prendo per la divisa il Thestral, facendogli segno di alzarsi e seguirmi in silenzio. Pierre oppone una blanda resistenza, ma alla fine mi viene dietro. Arriviamo in una parte della biblioteca lontana dai tavoli di studio, nella sezione dedicata ai testi del 1300 che ora è deserta, e ci fermiamo: mi metto di fronte a lui, che si accosta ad uno scaffale di libri, in attesa.
«Pierre, ti stai appoggiando a libri vecchissimi, se ti ci appoggi con la schiena cadono a pezzi...»
«Mh?»
«Dai, spostati» gli dico con un sorriso, mentre cerco con una mano di allontanarlo da quei reperti cartacei. Lui con un mezzo sorriso mi prende entrambe le mani e mi impedisce di farlo muovere, avvicinandomi invece a sè. Per qualche minuto ci guardiamo scherzando e ridendo, con qualche tentativo da parte mia di fargli mollare la presa, poi però il suo sorriso svanisce e mi lascia le mani: capisco che si è ricordato il motivo per il quale siamo finiti a parlare in biblioteca.
«A me non interessa Gerard» mormoro, mentre cerco le parole giuste per far capire anche a lui ciò che per me è così chiaro «non mi interessa per niente. E nemmeno io gli interesso. Camille è stata poco bene, l'abbiamo portata in camera di Gerard perchè era la più vicina... era là anche lei»
Mi guarda per qualche secondo, la parte inferiore del viso nascosta nella sciarpa viola e argentea che ha tenuto per tutto il tempo in biblioteca. Abbasso lo sguardo a guardare il pavimento, arretrando di qualche passo fino ad appoggiarmi ad una scaletta, utilizzata per arrivare agli scaffali più alti. Dai, che ci vuole a capirlo?
Torno a guardarlo quando si schiarisce la voce. «Lei era... quel fagotto sotto le coperte?»
«Proprio Camille» confermo con un sorriso, sollevata.
Pierre rimane in silenzio ancora per qualche secondo. Poi si toglie la sciarpa e me la avvolge attorno al collo: «Tu non dovevi spiegarmi proprio niente, dovevi solo usare qualche fattura e mandarmi a quel paese...» conclude, scompigliandosi i capelli con una mano.

***

La sera decido di andare a trovare Camille in infermeria. Cammino abbastanza velocemente per i corridoi della scuola, dove si vedono ancora gruppi di ragazzi delle varie case, che non si rassegnano a finire il weekend e girano ridendo o lamentandosi per il lunedì imminente. Li supero tenendo tra le mani una scatola di cartone dove ho messo Sid, sperando che giocare un po' con la puffola serva a distrarre la mia compagnia di stanza. Quando entro in infermeria, nonostante le proteste di Madame Cecile per l'orario, trovo Gerard già lì, seduto su una sedia a fianco del letto di Camille. E' intento a studiacchiare un libro ma di tanto in tanto lancia occhiate alla Bowtruckle, che sembra serena, immersa un sonno senza sogni nè incubi.
Nella fioca luce delle lampade sui comodini vedo che molti letti sono occupati, più del solito. Oltrepasso un letto dove una ragazza dai capelli biondi dorme su un lato, intravedo una fasciatura alla mano. Più in là anche un altro letto è occupato da un'altra ragazza bionda, e noto di sfuggita altre sagome dormienti sotto le coperte... mi sorprende vedere l'infermeria così piena.
Gerard sente il rumore delle mie scarpe e alza la testa, riconoscendomi. «Abbiamo fatto bene a portarla in infermeria» mi dicea bassa voce: anche lui è rassicurato, la ragazza ora sembra più tranquilla. Per tutto il tempo in cui era restata in dormitorio a riposare, senza che andasse a lezione nè uscisse per altri motivi, Camille continuava ad essere nervosa o perlomeno assente, e da quel lunedì ancora non aveva detto una parola: avevamo comunicato a gesti o con quello che lei scriveva su una pergamena. Alla fine, dato che continuava ad avere incubi e a stare male, avevamo deciso di portarla in infermeria... solo dopo che Gerard era riuscito a convincerla, visto il continuo rifiuto di lei. C'era voluto un po'.
«E' da qualche ora che dorme» aggiunge il ragazzo.
Annuisco. Prendo dalle tasche delle cioccorane e delle gelatine tuttigusti+1 e le lascio sul suo comodino. Auguro la buona notte a Gerard che invece vuole restare lì ancora un po', e esco dall'infermeria facendo il percorso inverso.

. . . AutumnMathieu; commenti

lunedì, 27 novembre 2006;, 18:37

Gerard mi prende per mano, allontanandomi da Camille e facendomi arretrare dietro la sua schiena. Non ho nemmeno il tempo di meravigliarmi per quel contatto improvviso, che il Thestral punta la bacchetta contro la mia compagna di stanza. Lei si addormenta all'istante, scivolando sul pavimento.
Ritiro la mano, guardandolo interdetta.
Il ragazzo fa un sospiro: «Meglio parlare tra noi di questa storia. In questo modo non sentirà nulla, e noi potremo sorvegliarla.»
«Ma avrebbe potuto dirci qualcosa! Cioè... non dirci...» mi mordo le labbra, rivolgendo lo sguardo alla ragazza che sembra serenamente addormentata. «Non capisco perchè non è riuscita a dirci nulla...» mormoro, avvicinandomi a lei.
Sollevo la ragazza da terra e Gerard mi aiuta a sistemarla sul letto. Il sollievo di poco prima, per il risveglio di Camille, è durato solo qualche secondo, fino a quando l'ho vista spalancare gli occhi nel tentativo di trovare le parole. O forse solamente di parlare, di dire qualcosa. Aveva uno sguardo terrorizzato.
«Non ci avrebbe potuto dire nulla, si sarebbe solo spaventata di più.»
«Oh, lo so anch'io» sbotto, mentre lui la copre con una coperta. Lo so anch'io che la scelta di addormentarla è stata la più sensata. Lo so anch'io che la scelta di parlarne tra noi per poi tranquillizzare lei può essere una buona soluzione per evitare un'attacco di panico a tre... Ma è questa situazione che mi  rende così insicura e scombussolata. Qualche ora prima Camille se l'era filata dalla nostra stanza facendo finta di andare a farsi una doccia, e quando me n'ero accorta... beh, mi ero leggermente arrabbiata. Se voleva andarsene in giro senza di me avrebbe potuto dirmelo, non c'era bisogno di farlo di nascosto. Se poi l'avessi lasciata andare da sola, quella era un'altra storia. Però dopo averla ritrovata nello stanzino, svenuta, la rabbia di prima era svanita, lasciando il posto alla preoccupazione. E ora, di nuovo uno svenimento e la sensazione che mi stia sfuggendo qualcosa.
Mi siedo sulla poltrona nell'angolo della stanza, rannicchiando le gambe e circordandole con le braccia. Vorrei usare un Incantesimo di Congelamento su tutto, ora, per dare a me stessa il tempo di capire. Che diavolo sta succedendo in questa maledettissima scuola?!
Gerard interrompe il flusso dei miei pensieri: «Te la senti di provare di nuovo con la legilimanzia?»
Me l'aspettavo. Mi alzo e vado a sedermi a fianco del Thestral, sul letto dove sta riposando Camille.
«Non so se... con una persona che sta dormendo...»
«Non riesci a leggerle nella mente?»
«E' appunto questo. Una persona che dorme dovrebbe sognare, sempre che il tuo incantesimo non provochi un sonno senza sogni. Attraverso i sogni si può scoprire qualcosa, ma ci sono emozioni e ricordi alla rinfusa, potrebbe anche condurci su una pista sbagliata. Posso provare, comunque...»
In quel momento la porta si apre di scatto e una voce maschile interrompe il nostro discorso, facendoci voltare in quella direzione.
«Ehi Gerard, grazie per quest...»
E' Pierre. Si blocca quando vede che nella stanza ci sono anch'io.
«Autumn... che ci fai qui?» mi chiede, guardando prima me e poi il ragazzo al mio fianco. Io getto un'occhiata sopra la mia spalla, in direzione di Camille: Gerard ed io copriamo il viso della ragazza, probabilmente Pierre dalla porta non l'ha notata. Non mi lascia il tempo di rispondere e forza un sorriso: «Guarda chi becco nel dormitorio maschile dei Thestrals... la prossima volta passa almeno a farmi un saluto, ok?»
Lancia un cd sul letto più vicino; Gerard accenna un grazie e io mi alzo in piedi cominciando a dirgli qualcosa, ma lui con un cenno di saluto si defila e chiude la porta con troppa forza, facendola sbattere, e senza lasciarmi proferire parola.
Rimango in silenzio per qualche minuto, fissando la porta. Mi sa che Pierre ha frainteso tutto quello che era possibile fraintendere. Nervosa, oltrepasso Gerard senza dirgli una parola e mi accoccolo sui talloni a fianco del letto, all'altezza della testa di Camille. Devo concentrarmi e non pensare a Pierre. Ma cazzo, proprio in quel momento doveva entrare?
Sospiro lentamente, per calmarmi.
«Se vuoi vado a parlargli io, mentre tu...» mormora il ragazzo, quasi si sentisse in dovere di dirlo.
«No.»
E mi concentro su Camille, tentando di aprire le porte della sua mente. Sembra che stia rivivendo dei ricordi nel sonno. Intravedo una figura dai lunghi capelli bianchi, quasi argentei. Una banshee? Non capisco, forse è un ricordo di quando, di fronte a lei, ho perso per qualche attimo il controllo dei miei poteri da metamorfomagus. No, il posto è troppo scuro, noi eravamo sotto il portico quella volta. Oppure... questa è una visione, una vera banshee?

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domenica, 19 novembre 2006;, 13:26

Seduta poco distante dal lago, abbozzo il paesaggio lacustre su un foglio. E' da un po' che non mi ritaglio del tempo per il disegno, con tutti gli avvenimenti successi e i compiti assegnati di tempo libero ne ho trovato poco. Il mio sguardo passa veloce dal foglio allo scenario che mi si apre davanti, e viceversa. Il freddo però si fa sentire e sono costretta a interrompermi per soffiare sulle dita, tentando di scaldarle. Forse non è la giornata adatta per dipingere an plein air.
Sento un rumore di passi che si avvicina, attutito dall'erba. Qualcuno si avvicina alla mia destra. Lo sento schiarirsi la voce.
«Autumn?» mi chiama, discreto. Mi giro verso il ragazzo dai capelli neri. Sembra combattuto tra il desiderio di non disturbare e l'urgenza di parlarmi.
E' Gerard. Dalla sera di halloween l'ho visto spesso con Camille, e un paio di volte siamo restati assieme a parlare. Lo saluto e gli faccio cenno di sedersi sull'erba.
«Dipingi all'aperto?» mi chiede, stupito. Pensa al freddo di questa domenica e guarda le mie mani senza guanti, arrossate.
«Sì, senza protezioni dal freddo, altrimenti non riesco a tenere bene la matita» rispondo con un sorriso, intercettando i suoi pensieri.
Restiamo in silenzio per qualche attimo, poi il Thestral prende fiato preparandosi per il discorso che l'ha portato qui.
«Ti devo parlare.»
Annuisco, in attesa.
«E' per Camille. In queste ultime due settimane è strana, come se qualcosa la turbasse.»
«Anch'io ho avuto l'impressione che qualcosa non andasse» annuisco di nuovo, mentre mi infilo la matita dietro l'orecchio e chiudo il blocco da disegno «quando ho provato a chiederle qualcosa è restata sul vago, così ho pensato di essermi sbagliata. Ma ora siamo in due a pensarlo.»
«Quindi nemmeno tu sai cos'ha», commenta deluso.
Scuoto la testa.
«E' da...»
«...Halloween», concludo io.
«So che tu sei una legilimens, Autumn. Non so bene come funzioni questo meccanismo, voglio dire, questa capacità» si corregge, vedendo che al termine meccanismo faccio una smorfia «per la legilimanzia sono negato, ma in questo modo potresti scoprire cos'ha Cam? Io vorrei... vorrei davvero che stesse meglio, e si liberasse da questa preoccupazione. Ma finchè non so cos'ha, non so nemmeno cosa potrei fare per aiutarla.»

*

Gerard e io siamo nella sala dei Bowtruckle con Camille. Parliamo del più e del meno finchè Gerard le chiede, con molto tatto, se c'è qualcosa che non va, qualcosa che la preoccupa.
La ragazza scuote lentamente la testa, e abbassa gli occhi sfuggendo ai nostri sguardi. «Sono scossa per la storia della Banshee, come tutti. Voi... che ne pensate?» Ma ci mette troppo tempo a rispondere, e nel frattempo ripensa a quella sera, ad Halloween, a cosa ha tentato di fare Andrea. E in pochi secondi so tutto quello che avevo bisogno di sapere, che avrei preferito non sapere.
Gerard è veloce a capire che deve distrarre Cam perchè non si accorga della mia espressione, così le risponde tenendola occupata.
La mia mano corre alla bacchetta nella tasca, stringendola, così forte che le nocche sbiancano. Sono scioccata, allibita, impietrita. Quel verme, come ha potuto comportarsi così? Mi viene in mente quando l'ho schiantato da dietro l'angolo, mentre lui camminava ignaro e pomposo come sempre, con quel sorriso malizioso che lo contraddistingue. Perchè quella volta non è rotolato giù dalla scalinata?
Avremmo dovuto pensare subito a lui. Avrei dovuto pensarci subito.

*

Manca qualche minuto a mezzanotte. Camille, nel letto di fianco al mio, è immersa nel sonno, mentre io sono rimasta sveglia, anche se con difficoltà. Il caldo delle coperte ricamate mi invita a restare, a chiudere gli occhi: ma stanotte dormirò qualche ora in meno. Silenziosamente mi alzo e prendo mantello e scarpe; infagotto il letto in modo che sembri che io vi stia dormendo, prima di sgusciare fuori dalla porta controllando che la mia compagna di stanza dorma ancora. Tutto tace: chiudo la porta senza spezzare il silenzio.
Sono d'accordo con Gerard di trovarci nell'aula inutilizzata al secondo piano: la distanza dai nostri dormitori è poca. Per un colpo di fortuna non incontro nessuno. Dopo qualche minuto sono arrivata, lui è già lì.
Prendo fiato. Non so come spiegargli le sensazioni di Camille, i suoi pensieri, ma comincio. La sua espressione durante il mio racconto si indurisce, cammina avanti e indietro davanti a me, le mani strette a pugno. E' un ragazzo talmente calmo e compassato che a vederlo in quello stato lo si direbbe un'altra persona.
Lascio che continui così fino a calmarsi. Poi lo guardo, decisa.
«Gerard, dobbiamo fare in modo che Andrea Sourirenocturne senta l'impellente bisogno di andarsene da Beauxbatons per non tornarci mai più.»

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venerdì, 03 novembre 2006;, 15:25

Trentun ottobre.
«Solo qualcuno, Gonni»
L'elfa mi fece cenno di no con la testa ancora una volta. Dopo che la gita alla Città delle Rose era stata annullata, mi ero accorta che non avevo i dolci da distribuire come ogni anno per la mattina dopo. Gli ultimi dieci minuti li avevo passati a cercare di convincere l'elfa a capo delle cucine a lasciarmi portar via giusto qualche leccornia, ma lei con la sua inflessibilità sembrava la copia in miniatura di madame Maxime. Mi arresi mentre Gonni tornava a dare le direttive per preparare la cibarie per il giorno dopo e, con l'acquolina triplicata rispetto a quando ero entrata, sgusciai fuori diretta al dormitorio. Bel problema, Aut.
Immersa nei miei pensieri arrivai fino al dormitorio della mia casa, per scoprire che delle ragazze di terza estremamente provvidenti vendevano le loro scorte di dolci. Raggiungo il banchetto improvvisato e tiro fuori il sacchetto di monete dalla tasca, sorridendo.
La fortuna è cieca...

*

Primo novembre.
«Una... una zucca.»
Il sorriso sul viso di Pierre sui allarga velocemente non appena mi vede. Io sono trafelata e trovo solo il fiato di rispondergli: «Aspettami qui, torno subito, ho dei problemi... con... le puffole» e poi sparisco dentro la torre del dormitorio dei Bowtruckle, lasciandolo lì fuori. Corro su per la scaletta e arrivo da quei terribili batuffoli rosa: stasera sono euforici, saltellano qui e là sui letti, lanciando strilli acutissimi. Dopo qualche minuto di Incantesimi di Congelamento riesco a radunarli tutti e li rimetto nella loro gabbia.
Mi siedo sul letto, riprendendo fiato e togliendomi ciuffi di pelo rosa dal vestito nero. Con il freddo le puffole diventano sempre così irrequiete... dovrei riprovare con degli Ammotti, magari Pierre può darmi una mano...
Pierre! Solo in quel momento mi ricordo che il Thestral mi sta ancora aspettando giù: nel trambusto me n'ero quasi dimenticata. Mi dò molto cordialmente della stupida e faccio la strada inversa, afferrando al volo le scarpe che mi ero tolta per prendere le puffole e scendendo le scale in fretta. Mezzo minuto ed esco dal dormitorio, trovandomi a faccia a faccia con lui intento a giocherellare con la bacchetta per ingannare il tempo.
«Le puffole...» comincio, ma Pierre mi fa un cenno per farmi capire che già si immagina la scena. O forse, ha usato di nuovo qualche trucchetto da legilimens. Mi lascia il tempo di infilarmi le scarpe, poi mi affianca e scendiamo verso il Salone Grande, da cui si sentono provenire musica e voci concitate. La serata dev'essere ufficialmente iniziata da un po'.
Parliamo del più e del meno, finchè Pierre guarda per l'ennesima volta la mia pettinatura e sorridendo commenta: «Dovevo immaginarmelo che te ne saresti uscita con qualcosa del genere» mi guarda ancora «Hai intenzione di tenerla tutta sera?»
«Certamente!». A corto di idee per un vestito originale, avevo preferito aggiustarmi i capelli a formare un grosso chignon sopra la testa, per poi attaccarci dei bottoni neri con delle forcine e, grazie ad un piccolo incantesimo, anche una piccola bocca ghignante. I capelli rossi conciati a quel modo, con il contributo delle candele che illuminavano la sala, facevano sì che la mia testa sembrasse sovrastata da una bitorzoluta zucca. Grazie all'intervento delle puffole però qualche ciuffo cominciava già a cadere, ma la cosa non mi disturbava molto: in realtà la mia unica preoccupazione, per quella sera, era che i miei poteri da metamorfomagus non mi giocassero qualche strano scherzo.
La sala è gremita, ci sono degli studenti sul palco che cantano, zucche a mezz'aria con candele che le illuminano, tavoli imbanditi.
«A dire il vero, pensavo che ti saresti travestita da puffola»
Scuoto la testa. Veramente il paladino delle puffole è lui, dopo tutto il suo aiuto con le bestioline.
«Hai ragione, tu sei una tranquilla zucca» ride lui, e con la frase "mi segua, mia prode zucca" mi guida dritta al tavolo di cibarie più vicino.
A metà serata, tra balli, saluti e slalom tra gli altri ragazzi la zucca di capelli pende inesorabilmente da una parte, cieca da un occhio. Disfo lo chignon e torno ai miei soliti capelli sciolti.
Poco dopo sto ballando con Pierre e mi si avvicina uno studente dei Centauri. Inavvertitamente mi dà una spallata, spinto da un ragazzo alla sua destra che sta ballando con troppa energia. Ha una brutta cera, nella sala c'è molto caldo e sembra soffrirlo. Smetto di ballare e mi rivolgo a lui.
«Ehi, stai bene?»
«No, non proprio» mi risponde. Gli chiedo cos'ha e lui mi dice di avere un gran caldo «forse le bibite non erano propriamente analcoliche», aggiunge.
Annuisco, mentre la folla gli lascia ancora meno aria. Non mi sembra molto stabile, la gente pensa a divertirsi e non si guarda troppo attorno. «Qui c'è troppa confusione e troppo caldo... Senti, ti accompagno in infermeria.»
Dopo aver lanciato una breve occhiata a Pierre il ragazzo mi fa cenno di no con la testa, dicendomi che andrà a prendere un po' d'aria fuori. Cerco di seguirlo con lo sguardo, ma lo perdo poco dopo nella confusione.
Pierre si rassegna e smette di ballare vedendo che io sto ferma e rimango pensierosa «Aut, non ti devi preoccupare per tutti»
«Mh, ma non sembrava stare molto bene»
«Con tutti gli studenti di beauxbatons che ci sono, se cade svenuto da qualche parte lo troveranno subito. Fuori sarà pieno di coppiette, meglio di un pattugliamento auror...» sorride. Capisco che lo fa per tranquillizzarmi e annuisco alle sue parole.
«Mi è venuta sete, vuoi bere qualcosa?» mi chiede poi. Ci avviciniamo ad un tavolo e mi versa del succo di mirtillo in un bicchiere; ma quando fa per passarmelo una ragazzina della mia casa gli sfreccia accanto, spintonandolo. Il bicchiere finisce per terra, il mirtillo invece per buona parte sul mio vestito. Rimaniamo interdetti per qualche secondo.
«Mirtilli e zucca, che viene fuori?» dico scoppiando a ridere per sdrammatizzare, mentre lui comincia a scusarsi. «Dai, lascia stare... non l'hai fatto apposta.» Mentre mi chino per raccogliere il bicchiere, succede di nuovo. Capelli lunghi, lisci e argentei mi ammantano il viso, scivolano in avanti, ricoprendo la mano che si è chiusa sul bicchiere.
"No, non ora, non ora" ripeto tra me e me come un mantra. No, niente attacchi di panico, signorina Mathieu, non stasera. Mi impongo di contare fino a tre per calmarmi.
Uno.
Due.
Tre.
Chiudo gli occhi e mi concentro. Li riapro poco dopo e con sollievo rivedo i miei riccioli.
Mi alzo in piedi stringendo il bicchiere nella mano, sperando che nessuno abbia visto nulla. Effettivamente sono tutti troppo presi dalla musica, per badare a me; tutti tranne Pierre. Mi guarda senza capire e comincia, dubbioso: «Aut... un'altra delle tue trovate per halloween?»
In quel momento un canto assordante si spande per tutta la sala.

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lunedì, 30 ottobre 2006;, 14:27

«Comunque ora sto bene»
«Sembri un disco rotto» ribatte Pierre al mio fianco «Quanta gente te l'ha chiesto?»
Ho appena finito di spiegargli perchè sono finita in infermeria. Qui a Beauxbatons le voci corrono in fretta.
«Lasciamo stare. Mi fa piacere, ma ogni volta che ripeto che sto bene pare che nessuno voglia crederci. Sembra quasi che io debba svenire da un momento all'altro.»
«Non tra i primini. Sai, gira ancora la storia della lettera di Halloween, io sto pensando seriamente di accontentarli...» ghigna lui.
Camminiamo diretti alla serra per una doppia ora di Erbologia con Thestrals e Bowtruckle del sesto. Siamo leggermente in ritardo, ma nè io nè lui oggi abbiamo molta voglia di una lezione con il professor Racine. Siamo ancora intontiti dal tepore della sala grande, mentre qui fuori fa decisamente più fresco.
Nel momento in cui si decide a tirare fuori dalla borsa il libro di Erbologia, una ragazza dei Thestrals ci taglia la strada; mi concede solo un'occhiata rapida, poi si rivolge a Pierre in modo deciso: «Pierre, dovrei chiederti una cosa.»
Lui è ancora intento a recuperare il libro, ma alza un attimo gli occhi giusto per riconoscerla e mormorare: «Mh, dimmi Celine.»
«Verresti al ballo con me?» Rapida, secca, dritta al punto. Rimango ad osservarla, un po' ammirata per questo suo modo di fare. Poi elaboro la cosa: lei e Pierre assieme ad Halloween? Oh beh. Giusto. Dovrà pur andare con qualcuna.
Noto che Pierre è sorpreso. Sorriderei di questa sua reazione se non cominciassi a sentirmi un po' a disagio. Occludo la mente e guardo altrove, giù lungo il prato, la strada che ci separa dalla serra. Mi sento un po' la terza incomoda.
Lancio un'altra occhiata alla ragazza. E' carina. Il genere di ragazza a cui non si direbbe di no, se ti offre un'occasione come questa.
«Celine, mi dispiace ma...»
Eh? Sta rifiutando? Torno a guardarli.
«...porto già un'altra persona, al ballo.»
La Thestral incassa il rifiuto senza battere ciglio. Gli sorride, ravviandosi una ciocca di capelli, e si incammina in direzione opposta alla nostra, non prima di dire: «Il prossimo anno mi preparerò per tempo, sappilo.»
Sembra una minaccia, penso. Pierre, che ormai c'ha preso gusto a sondarmi con la legilimanzia, si mette a ridere, mentre dall'altro lato del corridoio posso intuire Celine che ci guarda in cagnesco immaginando il motivo della risata.
«Dai, andiamo.» mi dice lui prendendomi per il gomito.
Rimango silenziosa per un po', occludendo di nuovo la mente. Sto ancora pensando con chi possa andare Pierre al ballo, ed è strano, c'è una punta di gelosia al pensiero che ci possa essere un'altra potenziale Celine tra le mura di Beauxbatons a cui lui farà da accompagnatore.
«Ehi Autumn, ci sei?»
«Mh sì» Mi scuoto dai miei pensieri e sorrido. Devo togliermi certi pensieri dalla testa, sono proprio inutili. «Pensavo alla scenetta di prima... quante volte ti capita quando giri per i corridoi? Magari ce n'è un'altra appostata dietro la serra...»
Ci mettiamo a ridere, ma Pierre è imbarazzato. «Ma no, è solo la seconda.» precisa, sfiorandosi il naso come fa quand'è imbarazzato.
«Beh, c'è ancora tempo fino domani» gli lancio un'occhiata divertita. «Io non so se verrò...»
«Ma tu devi venire.»
«Oh andiamo, non è mica obbligatorio... anche tu ne hai saltati di---»
«Ma non per quello, scema» mi interrompe scuotendo la testa, e sospira «E' che io al ballo ci voglio andare con te, Aut.»
Siamo ormai a pochi passi dalla serra, e si vede che si vergogna a continuare una conversazione del genere davanti agli altri. Si ferma e mi guarda.
Sono perplessa. Pensavo fossi già prenotato per il ballo... Abbozzo un sorriso cominciando a capire.
Mi tenevo libero, tutto qui, ribatte lui. Volevo trovare un modo per proportelo e... mh, dunque... martedì sera posso avere l'onore?
Non posso fare a meno di sorridere sentendolo così formale. E poi, annuisco.

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lunedì, 23 ottobre 2006;, 22:02

«Sicura di stare bene?» mi chiede per l'ennesima volta Madame Cecile.
«Sì, sto bene ora» calco la voce sull'ultima parola, annuendo mentre la guardo convinta. Ho passato tre giorni in infermeria e mi sono ripresa, non ho più bisogno di stare sdraiata a letto, in fondo non sono malata. Sono solo... stanca. Scombussolata. E non voglio restare ancora a riposo sotto quelle candide lenzuola bianche: sono troppo libera di pensare. Non credevo che l'avrei mai detto, ma voglio tornare alla normale routine scolastica per avere la mente occupata e non restare continuamente in attesa di notizie da casa.
Prendo il mantello e cerco di infilare in fretta la porta, ma Madame Cecile sembra abituata a questo genere di manovre ed è più svelta di me nel rifilarmi un tonico. «Ti aiuterà a stare meglio», mi dice, aggiungendo con aria severa: «tutte le mattine dopo colazione, signorina Mathieu, mi raccomando.»

*

Sono fuori con Camille, in un posto abbastanza riparato, approfittando di una giornata che regala un tempo stranamente mite. Diamo un'occhiata in giro per controllare che non ci veda nessuno, poi apro delicatamente la scatola di cartone e comincio a giocherellare con le mie puffole. «Mi siete mancati, palle di pelo!» sorrido mentre loro si accalcano per essere tirati fuori e venire coccolati. Camille come al solito li guarda a metà tra il sorpreso e il divertito, mi ha sempre detto che trova incredibile come animaletti così piccoli e batuffolosi possano rivelarsi così chiassosi e tremendi.
«Non ti devi preoccupare per me» dico all'improvviso alla ragazza, sorridendo «Sono di nuovo in forma, non vedi?»
Lei mi guarda poco convinta. Quello che pensa glielo si legge in faccia.
Sospiro. La realtà è che mi vergogno per ciò che è successo quel giovedì pomeriggio. «Non ti ho detto niente sulla lettera, non ti ho spiegato nulla, scusami»  lei tenta di obiettare ma alzo una mano per farle cenno di lasciarmi continuare. Sento di doverle una spiegazione, si è preoccupata da morire. Le dico della nonna, della lettera di mia madre che mi spiegava senza mezzi termini della sua condizione instabile, di come sia all'ospedale ma non riescano a farla migliorare. Cam sa quanto io sia affezionata a lei, e mi lascia parlare, annuendo di tanto in tanto.
«Non sono tanto emotiva da svenire per notizie come questa» aggiungo. Mi dà fastidio aver reagito in quel modo, non è da me. «È che non stavo bene già da qualche giorno, e quella lettera è arrivata nel momento sbagliato.»
«Avrai tempo di riprenderti, stai tranquilla. E tua nonna migliorerà»
Sorrido. Vorrei poterle credere senza riserve.
«Nel frattempo, sei diventata famosa» sorride lanciandomi al volo le pergamene dei suoi appunti, e comincia a raccontarmi di come un primino abbia visto la scena di giovedì e sia andato a dire agli altri della casa che ero stata vittima di una lettera di Halloween, una sorta di silenziosa strillettera che mette una strizza tremenda al destinatario. Tutti i primini erano in agitazione, timorosi di ricevere una fantomatica lettera di halloween, e studiavano qualche assurda quanto probabilmente inefficace contromisura.
Non mi trattengo dall'alzare gli occhi al cielo, incredula. Una lettera di Halloween? Incredibile cosa arrivano a pensare--
All'improvviso, sento i miei riccioli cambiare: i capelli si allungano, lisciandosi, si schiariscono velocemente, perdendo il colore rosso. In pochissimi secondi mi ritrovo con una chioma di capelli finissimi, bianchi, quasi argentei.
Sento lo sguardo sbigottito di Camille su di me. Prendo una ciocca tra le dita, mormorando: «Ecco, è successo di nuovo»
Chiudo gli occhi, concentrandomi per un attimo, ed ecco tornare i miei riccioli originari.
Lei ci mette qualche secondo a riprendersi e a dirmi: «Aut, sembravi una banshee!»
Mi scappa un sorriso.
«Oh no, io... io sono semplicemente una Metamorfomagus. Dalla nascita. Ma sono anni che non utilizzo più questo lato dei miei poteri.» altra occhiata sorpresa da parte sua «Per la verità, qui a scuola credo non lo sappia nessuno. E credo anche...» abbasso lo voce, chiudendo la scatola delle puffole «credo che in questo periodo i miei poteri da metamorfomagus comincino a sfuggirmi di mano.»
Le racconto delle altre due volte in cui mi è successo, sempre all'improvviso.
Ormai ho deciso, andrò a parlarne con qualcuno.

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giovedì, 19 ottobre 2006;, 16:31

Passo accanto a una ragazza dei centauri occupata in una fitta conversazione a proposito del carico di compiti assegnati. Sembra che la popolazione scolastica si sia calmata. Ora, a differenza delle scorse settimane, si sente poco parlare della ragazza suicida e dell'apparizione delle banshee.
Banshee. Solo a ripensarci, rabbrividisco involontariamente.
Tutto è stato così strano, così improvviso. Alannah, lei che è di padre e madre irlandese, ha capito per prima di cosa si trattava. Io sono rimasta stordita e ho realizzato solo dopo: ho cominciato a riordinare gli eventi, chiarendoli con le storie che mi raccontava e racconta la nonna, quando mi parla della sua terra natale.
Non sono in rapporti intimi con Alannah, nonostante le nostre radici comuni. A volte però mi prende la curiosità di parlarne con lei, di questa storia. Mi sembra quasi che  quella studentessa possa avere la chiave per decifrarla.

*

«Ehi, Autumn!»
Mi sento chiamare e mi giro svelta verso la voce. E' Camille. Le sorrido andandole incontro.
«Ho una cosa per te, aspetta» La guardo incuriosita mentre lei cerca qualcosa nella sua borsa.
«Stamattina il tuo gufo ha portato questa lettera. Ha girato per un quarto d'ora buono attorno al nostro tavolo continuando a cercarti...» mi passa una busta aranciata, muovendo la mano come ad imitare il mio gufo irrequieto. «Come mai stamattina non sei venuta a colazione? Non ti ho vista nemmeno a lezione»
«Non mi sentivo bene, non me la sono sentita di sopportare le due ore di storia della magia» sbuffo e la mia compagna annuisce comprensiva. Mi avvolgo più stretta nel mantello non appena una folata di vento gelido ci sferza. «Comunque grazie! Non dev'essere stato facile convincere Bhaltair a mollare la posta»
Lei ridacchia. «Ho imparato da te, ogni volta scambi la posta con qualcosa di succulento dal tavolo...»
Le lancio uno sguardo di sottecchi. La vedo più serena, dopo la morte di Chris. Sono tentata di usare l'arte della legilimanzia con lei, ma mi trattengo, non sarebbe corretto. E mi viene in mente l'ultima volta che ho tentato di usare l'arte della mente per cercare di aiutarla, poco dopo la morte di Chris: ho percepito un'ondata di emozioni e pensieri talmente forte che avevo rischiato lo svenimento.
«La lettera di tua nonna, come al solito?» mi chiede lei.
Annuisco mentre comincio ad aprirla. E' una consuetudine che mi ha accompagnato dal mio primo giorno a Beauxbatons: racconti di ciò che succede nel nostro paesino, di nuovi animali adottati, delle bizzarrie di mia madre. E anche i suoi consigli per le mie puffole, dato che è un'esperta in cura delle creature magiche. Tutto condensato in una lettera, come un talismano contro il mondo esterno.
Mi siedo sul freddo marmo che delimita il porticato per essere più comoda e leggere con tranquillità; affianco a me Camille fa lo stesso, togliendo dalla borsa gli appunti della giornata e riordinandoli per prestarmeli. In quel momento vedo passare Domitille, la saluto con un cenno prima di dispiegare il foglio e darci un'occhiata. Strano, penso, così corta?
Mi blocco nel vedere la scrittura, stranamente... diversa. Comincio a leggere le prime righe.
Impallidisco.
«Ehi Autumn, non riesco a trovare la seconda pergamena di appunti... Autumn? ma sei pallida, che succede?!»

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disclaimer

Questo diario fa parte del gioco di blog Beauxbatons; tutto ciò che trovate scritto qui è frutto della mia fantasia e non ha a che vedere con fatti, luoghi e persone realmente esistiti.

Autumn Kayleigh Mathieu

Nata da famiglia di maghi purosangue, padre francese e madre irlandese, Autumn ha ereditato da quest'ultima i lunghi capelli rossi e la carnagione chiara spruzzata di efelidi. Non molto loquace nè estroversa, compensa con un viso espressivo e con un sorriso che nasce dal nulla anche se non sembra vi sia un motivo. Quindicenne dalla costituzione esile e dagli occhi verdi, è una Metamorfomagus che però preferisce non utilizzare spesso le proprie capacità, e tiene per sè questa sua caratteristica come un piccolo segreto.
Ama disegnare a matita, passione che la porta ad osservare con curiosità chi e cosa le sta attorno, per poi tratteggiare su carta ciò che la colpisce: spesso può essere vista mentre disegna, momento nel quale riesce anche a perdere completamente il senso del tempo, isolandosi temporaneamente dal mondo per concentrarsi unicamente sui suoi disegni.
Un'altra sua grande passione sono le puffole pigmee che alleva clandestinamente tra le mura di beauxbatons. Autumn tende ad essere introversa, se colta in imbarazzo anche goffa ed impacciata, ma è decisa ad affinare le sue conoscenze magiche, anche se per ora è riluttante a esibire la sua capacità innata di mutare aspetto a proprio piacimento.

«Drawing is... not an exercise of particular dexterity, but above all a means of expressing intimate feelings and moods.» ~ Henri Matisse.

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